Pip: Vito Dell'Elba ha un'ossessione sana: capire perché le persone continuano a fare cose che non funzionano, anche quando lo sanno benissimo.
Mara: Oggi esploriamo due territori collegati: i meccanismi psicologici che ci intrappolano nelle decisioni sbagliate, e un caso storico che li illustra meglio di qualsiasi manuale. Partiamo dagli errori di investimento.
Quando il passato comanda il futuro
Pip: Il tema di fondo è questo: perché continuiamo a investire in qualcosa anche quando tutti i dati ci dicono di smettere? Non è stupidità. È un meccanismo preciso che ha un nome.
Mara: Il post lo chiama Sunk Cost Fallacy, la fallacia del costo sommerso. La definizione è netta: "Le decisioni future dovrebbero dipendere esclusivamente dai costi e dai benefici futuri, non da quelli ormai irrecuperabili."
Pip: Il punto è che il cervello non ragiona così. Ragiona per giustificare il passato, non per ottimizzare il futuro. E questo vale per l'investitore che tiene un'azione a 45 euro sperando torni a 80, quanto per il manager che difende un progetto da tre anni in perdita.
Mara: Lo studio di Arkes e Blumer negli anni Settanta lo dimostrò sperimentalmente: le persone scelgono sistematicamente l'opzione più costosa solo per non sentirsi in colpa. Barry Staw aggiunse un tassello: più una persona è responsabile della decisione iniziale, più è probabile che continui a difenderla. È l'escalation dell'impegno.
Pip: Kodak, Blockbuster, Nokia. Tutte avevano le informazioni. Il problema non era la mancanza di dati, era la difficoltà emotiva di accettare che quegli investimenti non sarebbero mai tornati indietro. Warren Buffett la sintetizza così: "La cosa più importante da fare se ti trovi in una buca è smettere di scavare."
Mara: Netflix e Microsoft sono gli esempi opposti: hanno ignorato i costi già sostenuti e guardato solo alle opportunità future. Il post propone anche una domanda pratica da porsi davanti a ogni decisione difficile: "Se oggi partissi da zero, farei ancora questa scelta?"
Pip: Semplice. Quasi impossibile da applicare sotto pressione emotiva. Il che ci porta direttamente al caso più istruttivo degli ultimi vent'anni.
BlackBerry: quando il successo diventa una trappola
Mara: Il caso BlackBerry è il laboratorio perfetto per vedere questi meccanismi in azione a scala industriale. Nel 2009 l'azienda controllava circa il 50% del mercato smartphone americano. Pochi anni dopo era marginale.
Pip: E la spiegazione più ovvia, "l'iPhone era migliore", è anche quella sbagliata.
Mara: Il post lo dice esplicitamente: "Le aziende raramente falliscono perché un concorrente realizza un prodotto migliore. Molto più spesso falliscono perché continuano a prendere decisioni basandosi su un mondo che non esiste più."
Pip: BlackBerry si chiedeva come fare il miglior telefono per chi lavora. Apple si chiedeva come reinventare il computer personale tascabile. Stessa industria, domande completamente diverse.
Mara: Il vero punto di rottura fu l'App Store nel 2008. Non era una lista di applicazioni: era un network effect. Più utenti, più sviluppatori, più applicazioni, più utenti. BlackBerry ragionava ancora come produttore di hardware mentre i concorrenti costruivano piattaforme.
Pip: E qui rientra tutto quello che abbiamo appena visto: il confirmation bias li faceva guardare ai clienti aziendali storici, che chiedevano ancora sicurezza e tastiera fisica. La sunk cost fallacy rendeva impossibile abbandonare anni di investimenti nel BlackBerry OS. La path dependence trasformava i punti di forza in zavorra.
Mara: I numeri raccontano la velocità del crollo. Dal picco di oltre 19 miliardi di dollari di ricavi nel 2011 a meno di 1,1 miliardi nel 2020. La quota di mercato globale passò dal 20% nel 2009 a meno dell'1% nel 2016. Il post sottolinea un dettaglio cruciale: BlackBerry perse quote mentre il mercato totale continuava a espandersi. Non era un problema di domanda.
Mara: L'azienda esiste ancora, ma come produttore di software per la sicurezza e sistemi per l'automotive. Ha cambiato completamente identità.
Pip: La domanda che il post lascia aperta vale per chiunque gestisca qualcosa: "Sto proteggendo il mio passato o sto costruendo il mio futuro?"
Mara: Il filo che attraversa entrambi i temi è lo stesso: il passato ha valore come esperienza, ma nessun valore come giustificazione per una decisione futura.
Pip: Facile da capire, difficile da applicare quando sono i tuoi soldi, il tuo progetto, la tua reputazione. La prossima volta esploreremo probabilmente altri angoli di questa stessa mappa.
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